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I mulini di Valletti

L'ECONOMIA NEI SECOLI > SILVICOLTURA > CICLO DELLA CASTAGNA

I MULINI DI VALLETTI

Valletti è uno dei 17 paesi del comune di Varese Ligure, è ubicato ai confini con la provincia di Genova sulla sponda destra del fiume Vara. L'economia di questo paese è basata prevalentemente sulle attività agricole, ma non solo, sono infatti presenti sul territorio diverse attività artigianali di notevole pregio come falegnamerie, attività di lavorazione del ferro, e attività riguardanti la macinazione delle derrate alimentari secche come castagne, grano e granturco.
L'introduzione nella frazione di Valletti del castagno, avvenuta nel 1500 ad opera di immigrati provenienti dalla Corsica, ha subito determinato la necessità di poter lavorare nelle diverse forme il suo frutto, la castagna, che nei secoli ha costituito per la nostra frazione uno degli elementi più importanti dal punto di vista alimentare, ed ha contribuito per secoli a sfamare le popolazioni contadine di Valletti, cosi come dei paesi del circondario.
Come tutti sappiamo la castagna che si raccoglieva in autunno, fine ottobre e novembre, veniva fatta essiccare su appositi essiccatoi ( a grae ) che altro non erano che una specie di solaio, che al posto delle tavole si trovavano dei listelli di legno di ontano di una larghezza di circa 5/6 centimetri con uno spazio tra una listella e l'altra di circa mezzo centimetro, queste assi ( listelli ) erano lavorate a " V " per facilitare l'ascesa del calore attraverso lo strato di castagne che veniva posizionato sull'essiccatoio.
Questa operazione permetteva di portare all'essicazione le castagne dopo 10 /15 giorni di fuoco intenso. Il fuoco in quei tempi veniva acceso direttamente sul pavimento su un apposito focolare di forma quadrata di un metro per un metro realizzato con pietra calcarea locale, che in sostanza alzava il fuoco di una ventina di centimetri rispetto al pavimento del locale ( u seu' ), questo focolare era anche la cucina della casa ed era utilizzato per cuocere altre vivande sul fuoco vivo.
Ottenuta l'essicazione della castagna, si presentava il grosso problema di trasformarla in farina, soluzione ideale per poterla utilizzare in cucina in svariati modi, ( pannelle, lasagne, gnocchi, focaccia ed altri ancora ), ed ecco che nel paese di Valletti sono stati costruiti i primi rudimentali mulini, copiando il progetto del mulino dei Fieschi a Varese Ligure, ove per poter macinare in loco questo meraviglioso prodotto della terra.
Ovviamente per far girare le macine occorreva una forza motrice, l'unica forza motrice presente nel nostro paese era quella dell'acqua, il torrente più ricco di questa forza della natura, era ed è quello chiamato delle Remicete, ( la valle dei mulini di Valletti ) che ha le sue origini nella località detta Bernabò ( da e pusse ) nelle vicinanze di Colli di Valletti. Proprio a circa 200 metri da dove trae la sua origine questo torrente, troviamo il primo mulino costruito a Valletti, quello della famiglia Boccoli. La famiglia trae le sue origini proprio a Colli di Valletti, il primo ceppo abitava la casa detta " da Maiassa " ,la famiglia nel corso dei secoli si è allargata alle località circostanti come Sbaraglia, Costamassucco e naturalmente Colli di Valletti, mentre un ramo era migrato nel comune di Maissana.
Il mulino della famiglia Boccoli rimase per secoli in società ( paentella ), indiviso, apparteneva a tutta la famiglia che aveva diritto di utilizzarlo per le proprie esigenze senza dover pagare nulla sul macinato ( a mootua ), il mulino aveva una sola macina di pietra arenaria, che veniva fatta girare da una turbina ( stantaeu ) posta in senso orizzontale, realizzata con coppi di legno di ontano che, come è noto, se lasciato sotto l'acqua ha una durata illimitata. Il locale che conteneva la turbina e sorreggeva la macina era costruit in pietra, mentre il resto dell'edificio era costruito in legno ed era coperto di paglia.
Questo mulino è stato utilizzato per diversi secoli dalla famiglia Boccoli, e da molti vallettini per macinare principalmente le castagne raccolte, poi come succede spesso alle proprietà indivise, nessuno ha provveduto alla manutenzione, nel frattempo ne sono stati costruiti altri, il mulino abbandonato a se stesso ha finito per trasformarsi in quel rudere, che tutt'oggi possiamo ammirare.
Contemporaneo al mulino della famiglia Boccoli sempre sul medesimo torrente molto più a valle, nella località Schiene, ne è stato costruito un altro sul fianco sinistro del torrente, dalla famiglia De Paoli ( detto Scapin ), anche in questo caso l'edificio era rappresentato da un fabbricato in pietra che conteneva la turbina posizionata orizzontalmente ( u stantaeu ) e sorreggeva la macina in pietra arenaria, mentre l'edificio attorno alla macina e relativa copertura erano di legno e paglia. Anche questo mulino ha lavorato a pieno regime per due secoli di fila fino a quando è stato abbandonato, questo tipo di turbina consentiva di poter lavorare solamente in presenza di molta acqua, nei periodi di siccità, tutti dovevano recarsi ai mulini presenti sul fiume Vara per macinare le loro granaglie, in più Il mulino concepito in questo sistema era di difficile manovrabilità infatti quanti giri faceva la turbina tanti giri faceva la macina, per regolare la quantità dei giri occorreva agire sulla portata d'acqua indirizzata sulle pale, ma con scarsità di acqua era un problema ottenere un buon prodotto.
Fu per rimediare a questi problemi non di poco conto che nel 1700 ne costruirono un paio con ruota esterna posizionata verticalmente che consentiva di far girare il mulino con meno acqua e con giri della macina adeguati anche in presenza di poca acqua nel canale, essendo anche dotati di un moltiplicatore di giri interno che ne consentiva una migliore manovrabilità.
Nel 1700 sullo stesso canale per superare il problema della scarsità di acqua nel periodo estivo viene costruito un mulino per quel tempi molto all'avanguardia. A monte del mulino venne costruita una grossa vasca per la raccolta dell'acqua proveniente dal canale, ne poteva contenere anche 200 metri cubi, in questo modo tra l'acqua del torrente e quella dell'invaso si poteva meglio calibrare la portata d'acqua da indirizzare sulla turbina, ma soprattutto si poteva lavorare anche nel periodo estivo quando la portata del canale era sensibilmente ridotta. Si racconta che l'ideatore di quest'opera, un certo De Paoli detto " berodin " nella costruzione di questo complesso termino i denari a sua disposizione e fu e fu costretto a costruire il locale che conteneva la macina in legno e paglia, non è dato sapere per quanti anni questo mulino abbia effettivamente funzionato, rimane pero visibile e ben conservato testimonia tutt'ora l'importanza architettonica del mulino. Sono ormai trascorsi quasi due secoli e a Valletti, ci si è resi conto che i mulini funzionanti a turbina orizzontale ( stantaeu ) hanno grossi problemi di gestione soprattutto nel periodo estivo quando l'acqua nel canale scarseggia, succede così che un erede di colui che aveva costruito l'enorme invaso di acqua ( il De Paoli detto berodin ) decide di cambiare sistema e costruisce poco sopra, altri due mulini che utilizzano una turbina che gira in senso verticale, e quindi sfrutta il peso dell'acqua che cade sulla turbina e riempie i " coppi ", piuttosto che la spinta utilizzata sulle vecchie turbine, con una proporzione ben calcolata tra ruota esterna e ingranaggi interni si riesce a far girare la macina con migliore facilità ma soprattutto si riesce a mantenere costante i giri della macina che non deve variare tra 70/80 giri al minuto.
Questa idea del " berodin " è stata vincente ed è stata anche premiata, con alterne vicende i mulini da lui costruiti hanno comunque funzionato sino agli anni sessanta del secolo scorso, ho la fortuna di averli visti in funzione. Questi due mulini al contrario dei precedenti sono stati costruiti in pietra dalle fondamenta al tetto, il tetto era coperto di pietra ( e ciappe ) del Monte biscia, le macine non tutte di arenaria davano un macinato molto migliore rispetto alle precedenti, gli ingranaggi, la ruota esterna che caricava acqua, erano tutte costruite in legno, legno di ontano per le parti che rimanevano sotto l'acqua e legno di rovere per tutti gli altri ingranaggi. Proprio per il fatto che il mulino, a parte le macine, era costruito tutto in legno comportava annualmente molta manutenzione che normalmente veniva effettuata verso fine estate dal mugnaio stesso con l'ausilio di " meccanici " del settore, il più noto in zona era soprannominato " l'uccello ", per prepararsi senza possibili inconvenienti al superlavoro invernale, soprattutto nel macinare castagne tra metà dicembre e fine febbraio.
Questi mulini non si fermavano mai, nel periodo della macinazione delle castagne il mugnaio dormiva direttamente nel mulino per controllare che tutto filasse dritto e non lasciar mancare le castagne nella tramoggia, per questo entrambi i mulini avevano un cammino ove poter accendere il fuoco per scaldarsi e solitamente, una panca in legno dove il mugnaio poteva anche schiacciare un pisolino.
Verso la fine del 1700 visto il successo ottenuto dal signor De Paoli detto berodin, la famiglia Ginocchio che risiedeva nella frazione Il Secco costruì anch'essa un mulino con turbina verticale e macina adatta a tutte le granaglie da frantumare, il mulino è rimasto in comproprietà ( paentella ) cioè utilizzato gratuitamente da tutti i componenti la famiglia, questo consentiva di avere il mulino a portata di mano senza dover recarsi da altri, spesso percorrendo anche chilometri con il sacco sulle spalle. Il mulino ora quasi completamente crollato, si trova in sponda destra del canale detto del Secco. In questo punto il canale detto delle Remicete si congiunge con il canale detto Del Secco e prosegue sino a confluire nel Vara con il nome di Canale del Secco.
Tutti questi mulini costruiti con ingranaggi e turbina in legno si guastavano facilmente dovendo rimanere inattivi a volte per diversi giorni creando non pochi problemi alla popolazione che doveva quindi correre presso altri mulini, la parte alta del paese finiva per andare ai mulini della lagorara (Campore, Ossegna ), mentre quella mediana si recava al mulino della Gattea, altri andavano ai numerosi mulini presenti lungo il fiume Vara nella frazione di Comuneglia, nella località Cerro di Comuneglia vi erano diversi mulini utilizzati da molti Vallettini, che univano l'utile al dilettevole, tanto che andavano al mulino approfittavano per andare a trovare le belle fanciulle di quei posti.
Probabilmente, forse anche per questi motivi la famiglia Boccoli di Colli ( detta i brichetti ) verso i primi del 1900 sempre in sponda sinistra del canale detto delle Remicete di Valletti ha iniziato a costruire un mulino ancora più moderno rispetto ai precedenti. L'edificio di una certa rilevanza architettonica oltre ai locali dove sono posizionate le macine, ha un piano superiore da utilizzarsi quale laboratorio e abitazione del mugnaio, mentre di lato ha una piccola cucina con essiccatoio dove il mugnaio si scalda e nello stesso tempo fa seccare le castagne raccolte nel bosco che circonda la mulino.
Questo mulino costruito senza troppe economie, ha ingranaggi in acciaio, turbina esterna in acciaio e legno, ha due macine, una esclusivamente utilizzata per le castagne e l'altra per le granaglie varie, il mulino può lavorare, anche se raramente è successo, con tutte e due le macine in contemporanea, questo dipende anche però dalla quantità di acqua presente nel canale, ormai praticamente chiuso anche per mancanza di derrate da macinare è l'ultimo ad essere stato costruito a Valletti ed è anche l'unico ben conservato con possibilità di essere riaperto e riutilizzato in qualunque momento. E' il settimo mulino costruito sul canale detto delle Remicete, gli altri sei purtroppo sono tutti crollati o riadattati ad altre esigenze. Nell'economia agricola del paese di campagna, come Valletti, la presenza di un mulino è una risorsa di notevole importanza, risorsa che consente alla popolazione agricola presente sul teritorio di avere questo importante servizio all'interno del paese evitando di dover percorrere Chilometri a piedi o a dorso di mulo per trasformare infarina il raccolto dell'annata agricola, siano esse castagne o granaglie varie.
A valletti come abbiamo raccontato in precedenza, nel massimo del suo splendore dal punto di vista agricolo tra impianti in uso è fuori uso è arrivato ad avere ben sette mulini ad acqua, questo la dice lunga sul quantitativo di castagne, grano, granturco e segale che veniva prodotta nelle aziende agricole. Quando l'economia della frazione di Valletti cosi come del circondario, era basata al cento per cento sulle lavorazioni agricole chi possedeva un mulino funzionante aveva anche una fonte per un discreto guadagno per la propria famiglia, è noto il fatto che chi portava a macinare le sue derrate doveva pagare una quota che era rappresentata sempre da una percentuale che il mugnaio tratteneva sulla quantità di prodotto macinato ( a mootua ), questo non succedeva in quelle famiglie che avevano il mulino in comproprietà, dovevano però provvedere ai lavori di manutenzione, in sostanza funzionava come funziona oggi un moderno condominio.
Nelle divisioni ereditarie tra fratelli il valore di un mulino funzionante era paragonato a quello di una terra composta da diversi ettari di terreno con casa colonica entrostante, stalla e il fienile, qualche volta il mulino veniva mantenuto indiviso, così tutte le famiglie avevano possibilità di utilizzarlo gratuitamente. Se il mugnaio si dedicava al mulino con una certa costanza con la percentuale di macinato che tratteneva, sempre un po' adeguata alle esigenze del momento, poteva raccogliere tanta farina quanto ne produceva un contadino nella sua terra, anche per questo numerosissimi sono i mulini che si trovano sparsi su tutto territorio contadino del nostro comune, ogni frazione se non ne ha due ne ha tre;o lungo il fiume vara molto più ricco di acqua se ne trovano tantissimi, alcuni dei quali ancora ben conservati e questo rende bene l'importanza che ricoprivano le attività agricole sul nostro territorio. Essere proprietari solamente di un mulino, negli anni tra il 1600 e metà 1900 consentiva di avere in abbondanza le derrate alimentari che servivano al mantenimento di una famiglia.
Le uniche incombenze fiscali che dovevano sostenere i mugnai erano quelle di pagare l'utilizzo dell'acqua al demanio pubblico e provvedere alla bollatura annuale della stadera utilizzata per pesare le derrate che i contadini portavano al mulino per essere macinate. La crisi di questi impianti si rustici, ma costruiti con tanto sacrificio dai contadini della vallata è arrivata intorno, agli anni 60 del 1900, con l'introduzione dei registri IVA che tutti i mugnai dovevano compilare, già in quel periodo molti avevano chiuso i battenti per il fatto che le campagne si stavano spopolando le derrate alimentari da macinare erano sempre più scarse, quei pochi che avevano cercato di tirare avanti come mio papà, nel mulino di famiglia della località Gattea in seguito di questa nuova tassa ha deciso di chiudere definitivamente i battenti. Per poche migliaia di lire che lo Stato avrebbe potuto rastrellare con i registri Iva, ha solo contribuito ad " uccidere " questo antico mestiere, incentivando l'esodo dalle campagne.
La campagna è stata totalmente abbandonata, quei pochissimi operatori agricoli rimasti fedeli al territorio devono portare i loro prodotti a mulini distanti anche decine di chilometri. Negli ultimi 40 anni l'agricoltura praticata sul territorio è stata un'agricoltura più a livello hobbistico che di effettiva produzione agricola con lo scopo di mantenere la famiglia sul territorio, qualche mulino qua e là è stato riaperto per macinare quelle poche, ma comunque significative quantità di castagne che venivano raccolte più per hobby che per effettiva necessità.
Quando la comunità Europea ha iniziato ad incentivare elargendo somme cospicue di finanziamenti pubblici nel vano tentativo di recuperare il territorio alla vocazione agricola, anche per la verità con qualche risultato, occorrevano ancora una volta il vecchio mulino con macine in pietra per frantumare le derrate alimentari che vengono prodotte. E' stato così che alcuni intraprendenti contadini hanno prelevato le vecchie macine dai vecchi mulini ad acqua diroccati e le hanno ricollocate nelle loro cantine facendole lavorare con forza motrice elettrica, questo è criticato da alcune persone incompetenti che parlano senza sapere, dicono che la farina non assomiglierebbe più a quella lavorata dai mulini ad acqua di un tempo ma questa è una vera balla, il segreto per ottenere un'ottima farina soprattutto di castagna deriva dai 60/70 giri al minuto che la macina deve effettuare. Io stesso, un po per divertimento, un po' per passione, nel 1992 ho provveduto a recuperare due macine di ottima qualità in uno dei due mulini abbandonati sul canale delle Remicete, le ho ricollocate in un angolo della vecchia stalla anch'essa abbandonata, ho ricostruito un mulino che viaggia con forza motrice elettrica, mio papà inizialmente un po' scettico all'inizio della mia avventura, ha dovuto ricredersi, ha avuto la soddisfazione di fare ancora il mugnaio per diversi anni, come aveva fatto in diverse epoche della sua lunga vita nel mulino di famiglia nella località Gattea.
Questo genere di mulini cosiddetti " moderni " ha preso piede recentemente in diversi agriturismi della valle, le vecchie pietre un po' per gioco un po' per neccessità sono tornate a lavorare, rendendosi ancora una volta utili alle varie e moderne attività contadine del luogo.
Valletti 20 gennaio 2013




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