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LA VILLA

LE FRAZIONI

LA VILLA ( à Villa )


La Villa è stata costruita su un enorme frana staccatasi dal monte Verruga, frana che ha dato origine anche alla località Pianeto. il sottosuolo su cui poggiano le fondamenta delle case è formato da enormi massi tondeggianti che sono stati anche utilizzati per la costruzione dei muri di contenimento intorno al borgo stesso e per la costruzione dei muri a secco per i terrazzamenti ricavati intorno alle case. Immediatamente sopra le case della Villa, ancora oggi si possono vedere alcuni enormi massi rimasti in bilico nei secoli dopo il distacco della frana ( a rocca da natta ) a testimoniare l'evento geologico accaduto migliaia di anni addietro.
La Villa ( un mucchio di case - in muggiu de cà ) è il nucleo abitativo più grande dell'intero paese di Valletti. L'agglomerato di case è formato da un nucleo centrale che è anche quello più antico, è stato costruito tra il 1500 e il 1600, successivamente intorno a questo primordiale nucleo di case sono stati costruiti numerosi fabbricati di diverse volumetrie sino a costituirne l'attuale borgo. Inizialmente le case di questa antica frazione erano formate per lo più da un solo piano fuori terra, tutte erano dotate di un piccolo fabbricato adibito ad essiccatoio per le castagne, nel corso dei secoli tutti questi fabbricati sono stati trasformati mediante l'innalzamento di un piano, dimensionandoli alle nuove esigenze abitative. La parte centrale è attraversata verticalmente da un pubblico passaggio pedonale fatto di 200 gradini ( carruggio ) che attraversa il borgo per poi proseguire tra due muraglie di pietre a secco sino a raggiungere il monte Verruga, è assai evidente che le due muraglie rappresentavano il percorso obbligato per il bestiame che veniva quotidianamente condotto al pascolo sui prati del monte Verruga.
Successivamente intorno al 1700 il borgo venne ampliato con la costruzione ai due lati del nucleo centrale originario di diverse case più confortevoli rispetto alle precedenti ma soprattutto con la particolare caratteristica di avere l'aia ( terrazza ) costruita con archi ed enormi piloni in pietra a vista. il borgo veniva dotato di altre vie di collegamento come la scalinata detta della " Muntà " (muntà - salita ripida ), e la scalinata che conduceva alla casa detta dell'orbo ( del guercio, dall'omonima fonte) la via principale che attraversando il borgo nel parte bassa fungeva da collegamento tra le scalinate e conduceva da una parte alla Chiesa e dall'altra proseguiva verso il passo del Biscia. Intorno al 1700 le case abitate di questo borgo erano più di 30 per circa 120 - 150 villici. Le vie di collegamento all'interno del borgo erano formate da scalinate ricavate mediante la posa di gradini in pietra lavorata e ciottolato ( risseuo ) ben sistemato tra un gradino e l'altro. Le fonti di approvvigionamento idrico erano ben suddivise in tre punti strategici, la parte medio alta della Villa verso levante, utilizzava la fonte lavatoio detta del Poggio ( u peuszu ), La parte medio alta verso ponente utilizzava solo la fonte detta del guercio ( la fonte del Guercio ) mentre per lavare i panni aveva diritto di utilizzare la vasca sopra le case, detta Via Della Valle per lavare i panni inquanto il trogolo presso la fonte del Guercio era di proprietà dei marchesi fiorentini De Paoli ed era a loro riservato; tutta la parte bassa dell'agglomerato utilizzava invece una sorgente chiamata fonte di Gabo'. Il borgo della Villa era a sua volta suddiviso in quartieri, così si hanno Il Poggio, A Munta', A cà Dell'orbu, La Via Della Valle. A fianco dell'agglomerato abitativo verso levante sono stati ricavati numerosi terrazzamenti mediante la costruzione di muri a secco contro l'utilizzo di enormi massi ciclopici presenti nel sottosuolo, anche il piccolo ruscello che praticamente alimenta le tre fonti di cui si è fatto cenno è stato convogliato tra due muretti a secco che lo accompagnano durante tutto il percorso. Nel borgo sono presenti alcune alcune case patrizie di un certo interesse architettonico costruite tra il 1700 e il 1800, da non scordare la bellissima facciata con gigli fiorentini in ferro battuto dei marchesi de Paoli ( a cà dà marchesinna ), la casa detta delle Ciavainé o di Pre Pei, (proprietarie di origine chiavarese); la casa detta dei Mericani ( du mericanu ) e la casa detta del medico ( du megu ). Sulla strada principale del borgo vi si affaccia la casa dei tre angoli ( a cà di trei canti ), una delle sua cantine venne utilizzata in epoca napoleonica come prigione, sull'architrave della porta è ancora visibile la croce cerchiata, poco più avanti un bellissimo trogolo usato come lavatoio. Sempre sulla medesima strada in corrispondenza del torrentello esisteva un portale con sovrastante nicchia per la Madonna e cancello in ferro , dava accesso al bosco detto di Nicola ( boscu du nicolla ) che rapprersentava l'area verde della casa detta del Medico. A fianco della Cappella della famiglia Picetti vi è una piccola costruzione chiamata telaio ( u teà ) dove si produceva la tela e la mezzalana. I telai in funzione nel borgo nel periodo di massimo splendore erano tre, in tre case diverse, cosi come esistevano diverse vasche ove si faceva macerare la canapa, una di queste esiste ancora e si trova a fianco del trogolo nella Via Della Valle, la canapa veniva coltivata in paese; sotto la Villa c'è un terreno che era chiamato " u canevà " ( il luogo della canapa ).
Il lavoro che praticavano gli antichi villici oltre ad alcune attività artigianali era prevalentemente quello agricolo. Per secoli i villici si dedicarono all'allevamento del bestiame, mucche, capre, pecore e maili, con i quali prodotti potevano affrontare meglio la vita per tutto l'anno. il bestiame veniva condotto al pascolo sui prati sottratti alla boscaglia del monte Verruga, mentre i terrazzamenti ricavati intorno alle case venivano coltivati a segale e grano saraceno. Importante mezzo di sostentamento, anzi sicuramente il principale era rappresentato dalla castagna, e da tutti i suoi derivati, il castagno è stato per molti secoli la pianta più amata e coltivata con più attenzione, utilizzata secca o verde era un importantissimo alimento. Il terreni pianeggianti immediatamente sotto le case della Villa vengono chiamati orti ( in tè giorti ) era diviso in tantissimi piccoli appezzamenti di terreno, praticamente ogni caso della Villa possedeva uno di questi orticelli che evidentemente veniva utilizzato per coltivarvi le primizie.
Nella Villa si trova l'antica casa canonica, dove il reverendo Don Longinotti esperto falegname aveva lavorato alla costruzione dell'attuale coro della chiesa, il mobile in noce della sacrestia e due confessionali. In questo borgo in tempi più recenti, nella seconda metà dell'ottocento risiedeva e lavorava il falegname per eccellenza del paese, Domenico De Paoli detto Mingu, il quale è stato anche il maestro di molti ragazzi del paese che hanno proseguito su questa strada con notevole successo. Di questo importante maestro possiamo ancora ammirare la cassa processionale utilizzata dalla Chiesa di Valletti, diversi mobili ed oggetti di uso quotidiano è di numerosi infissi ancora presenti nel borgo. Agli inizi del novecento il maestro Matteo Picetti trasformando un antico fabbricato adibito a stalla costruiva una piccola cappella di famiglia dedicata all'Ascensione, in un primo tempo la cappella aveva un solo campanile, successivamente vi costruì il secondo campanile e vi fece un allungamento che in sostanza rovinò la bella facciata della costruzione iniziale. Nella Villa numerose furono le attività artigianali svolte dai villici, oltre alle citate botteghe di falegnameria vi era anche importante officina dove si lavorava il ferro, si realizzavano prevalentemente oggetti di uso quotidiano per la lavorazione dei campi, ma si costruivan
o parti per fucili a pietra focaia. In tempi più recenti e precisamente nella prima metà del 1900 durante il secondo conflitto mondiale il borgo è tornato al centro dell'attenzione, i partigiani che avevano accupato Valletti stabilirono nella casa più bella del borgo, a cà du megu, la sede del comando della divisione Coduri. Furono questi momenti di grande tensione, la popolazione proprio per la presenza dei partigiani dovette subire numerosi rastrellamenti da parte dei Tedeschi, dei Mongoli e degli Alpini della Monte Rosa. A seguito proprio di questi rastrellamenti la casa del comando fu incendiata e il borgo corse il pericolo di essere raso al suolo se il fuoco avesse raggiunto un grosso deposito di dinamite presente nella casa del comando, nella disgrazia almeno questo terribile evento non si verifico'.
In questo antico borgo trassero le loro origini alcune famiglie tutto ra rapprersentate a Valletti come i De Paoli, i De Vincenzi, i Picetti, i Callegari, i Parmiggiani, i Lucchetti.

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